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"Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò" - Povertà come piena manifestazione dell’esistenza umana

Progetto di ricerca coordinato da Stefano Santasilia
 

Descrizione

L’affermazione jobica (Gb 1, 21-22), riportata nel titolo, riconduce l’attenzione del lettore, o dell’eventuale ascoltatore, a orologi da uomo una verità evidente che ogni essere umano, in quanto nato da donna, conosce, ma che, allo stesso tempo, può recuperare e ri-conoscere solo attraverso una riappropriazione storica relativa alla personale circostanza iniziale: la nudità originaria. Circostanza, in tal caso, ha il valore che José Ortega y Gasset riconosceva a tale termine indicante la propria condizione esistenziale[1]; la riappropriazione storica di tale circostanza, in questo caso, si presenta come l’unica possibilità di riconoscimento di questa stessa perché conoscibile solo attraverso la narrazione, e non più attraverso il ricordo, e, soprattutto, narrazione altrui che riporta, come esempio, la condizione di nascita di altri esseri umani. L’osservazione delle altre nascite, l’analogia messa in atto a partire dalla comune appartenenza alla “famiglia umana” e la già citata narrazione d’altri, riconduce la nostra origine al momento comune della nudità. Tale nudità non va, però, intesa solo alla stregua di una materiale mancanza di abito, bensì della forma originaria attraverso la quale entriamo nell’esistenza, ossia veniamo al mondo[2]. D’altronde, il non avere abito alcuno, ossia il fatto che il nostro entrare nell’esistenza si realizzi di maniera che non vi sia “riparo” ma completa “esposizione”, mostra come la nudità caratterizzi il nostro venire al mondo e la condizione fondamentale che, nel suo essere manifestazione dell’intimità, ossia di ciò che più caratterizza il nostro essere nel suo profondo, implica una custodia particolare la cui ineludibilità si manifesta nei fenomeni del “pudore” e della “vergogna”. Riprendendo in considerazione il versetto biblico dal quale ho preso l’avvio, risulta evidente che la nudità implica, sin da subito, un “non possedere” iniziale che, chiaramente, nel corso dell’esistenza di ogni persona può essere modificato secondo le proprie future possibilità, ma che si ripresenta, nuovamente, come condizione “finale”. “Nudo uscii dal grembo di mia madre, e nudo vi ritornerò” risulta essere, dunque, la dichiarazione di una povertà costitutiva che, sicuramente, ha a che vedere con la mancanza di beni di possesso ma questo perché con tale mancanza instaura una relazione “radicale”, ossia si presenta come la radice di qualsiasi condizione di povertà successiva. In altre parole, la povertà, la cui conseguenza estrema è, appunto, la nudità, si presenta come il momento iniziale, il punto “zero” dell’esistenza la cui autentica “ricchezza” starebbe proprio nella coscienza della possibilità di “partire da zero”, intraprendere strade, modificare la propria direzione, creare nuovi orizzonti di possibilità. In tale prospettiva, la povertà come vocazione, soprattutto nella forma specifica della “scelta monastica”, implica non un’opzione di limitazione intesa come sacrificio ma, evidentemente, una risposta alla “invocazione” dello stesso esistere, ossia una ripresa dell’autentica condizione umana[3]. In tal caso, e al di là della mera scelta monastica, la vocazione alla povertà mostra la possibilità di una comprensione della vita che non sia sottoposta al condizionamento della necessità, o del bisogno, artificialmente generati.
 
Percorsi di approfondimento 
 
A partire da ciò, l’itinerario di questa ricerca si svilupperà secondo due direttrici fondamentali: 
 
1) analisi delle convergenze tra i risultati finora raggiunti nell’ambito dell’antropologia filosofica e quelli dell’antropologia mistica; 
 
2) a partire dal primo punto, sarà possibile prendere in considerazione tre linee di analisi, relative alla questione, che si presentano come estremamente interessanti, sia per quel che riguarda gli spunti di riflessione capaci di generare nell’ambito della riflessione filosofico-religiosa, sia per la possibile influenza nell’ambito sociale:
  a) la questione della povertà letta a partire dall’analisi fenomenologica elaborata in seno alla cosiddetta fenomenologia francese, nello specifico Michel Henry e Jean Luc Marion, e il legame di tale condizione con quella della nudità.
Per quanto riguarda tale linea di analisi, si tratterà di analizzare il tipo di “rovesciamento” che tali autori impongono alla riflessione husserliana al fine di legare la proposta fenomenologica alla vita (e alla corporeità) e, a partire da ciò, la radicalizzazione della riflessione che conduce a scorgere nella condizione di povertà il momento fondamentale dell’esistenza nel suo stesso darsi in quanto tale. Nello specifico, si porrà l’attenzione sulla radicalizzazione dell’esperienza della fenomenicità sviluppata da Jean Luc Marion a partire dalla configurazione del fenomeno saturo, momento teoretica che permette al pensatore francese di giungere ad un’analisi profonda del fenomeno erotico a partire dalla manifestazione della carne come momento chiave della corporeità[4]. Successivamente si rivolgerà l’attenzione alla riflessione relativa ancora alla manifestazione della carne, elaborata da Michel Henry, evidenziando il suo radicamento nella povertà costituente quella che lo stesso pensatore definisce come automanifestazione della vita[5].
   b) L’idea di povertà letta a partire dal dispositivo Homo Sacer elaborato da Giorgio Agamben.
In tal caso, l’attenzione sarà rivolta principalmente alla genesi del dispositivo interpretativo Homo Sacer[6] e ad inquadrare la questione della povertà in maniera duplice: nella stessa genesi del dispositivo nel momento in cui esso implica la presa in considerazione, seppur in maniera peculiare, della nuda vita e, poi, nell’ambito dell’ultima riflessione elaborata dallo stesso Agamben relativa alla “vita monastica” e al voto di povertà, intesi come riflessi di una possibile condizione in cui la stessa vita non sia legata al possesso bensì a una dimensione di comunità[7]
 
  c) La condizione di povertà presa in considerazione nell’ambito di quelle proposte filosofiche elaborate in America Latina e che ricadono nell’ambito della “filosofia della liberazione”. 
Infine, qui si tratterà di analizzare nello specifico la riflessione di Enrique Dussel e di Juan Carlos Scannone, nelle quali la condizione di povertà rappresenta, sociologicamente, il momento d’alterità fondamentale che rende visibile, filosoficamente, il manifestarsi dell’esistenza umana intesa come scaturigine di ogni valore[8].
 
In tutte queste “posizioni” è possibile scorgere un minimo comun denominatore, obiettivo fondamentale della nostra indagine, costituito dall’impossibilità di pensare la povertà, in un’analisi radicale di tipo antropologico-filosofico-religioso, separata dalla manifestazione più autentica e diretta dell’esistenza, cosa che indicherebbe come il richiamo, il vocare, di carattere religioso, relativo alla povertà sia, allo stesso tempo, e fondamentalmente, un invito a rispondere al richiamo intimo dell’esistenza nella sua più diretta e profonda manifestazione, un rispondere alla “vocazione umana”, compresa come pace e uguaglianza[9]. Nella società odierna, lacerata dalla cattiva ripartizione della ricchezza e del potere, una riflessione, a partire da un ambito fondativo fino alla proposta di un ribaltamento dei valori, relativa alla questione della povertà impone, ancora una volta, la revisione dei criteri di sviluppo sociale e umano al fine di elaborare un ipotetico (e utopico nel senso positivo del termine) sguardo comune.


Appuntamenti seminariali

5 marzo 2014
Povertà come esporsi della nudità dell’esistere

9 aprile 2014
L’incontro insperato: antropologia filosofica e antropologia mistica

14 maggio 2014
Altissima povertà: la proposta di Agamben e la filosofia della liberazione

1 ottobre 2014
Dono e nuda vita: una possibile fenomenologia della povertà

28 ottobre 2014
L’indigenza del fondamento: vita e povertà




Gli incontri seminariali si terrano presso la sede della Fondazione Centro Studi Campostrini a Verona, in via S. Maria in Organo, 2/4.


INGRESSO LIBERO
 
 
Per maggiori informazioni:
Fondazione Centro Studi Campostrini
Via S.Maria in Organo, 2/4 - 37129 Verona  
csfenomenoreligioso@centrostudicampostrini.it 
 

[1] Cfr. J. Ortega y Gasset, Meditaciones del Quijote, in Id., Obras Completas, vol. I, Taurus, Madrid 2005, pp. 747-828.
[2] Cfr. J. Eisenberg – E. Wiesel, Giobbe o Dio nella tempesta, SEI, Milano 1989
[3] Cfr. E. Salmann, Presenza di Spirito. Il cristianesimo come gesto e pensiero, EMP, Padova 2000.
[4] Cfr. J. L. Marion, Dato che. Saggio per una fenomenologia della donazione, SEI, Milano 2001; Id. Il fenomeno erotico, Cantagalli, Siena 2007.
[5] Cfr. M. Henry, Incarnazione, SEI, Milano 2001.
[6] Cfr. G. Agamben, Homo Sacer, Einaudi, Torino 1995.
[7] Cfr. G. Agamben, Altissima povertà. Regole monastiche e forma di vista, Neri Pozza, Vicenza 2011.
[8] Cfr. E. Dussel, Etica de la liberación en la edad de la Globalización y de la Exclusión, Trotta, Madrid 1998; J. C. Scannone, Religión y nuevo pensamiento, Anthropos, Barcelona 2005.
[9] Cfr. E. Nicol, La vocación humana, El Colegio de México, México 1953, p. 45.
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