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Filosofia della religione


di Marco Damonte


Quale importanza può oggi avere la preghiera? L’uomo del secondo millennio, padrone del proprio tempo e ormai in grado di gestire la natura attraverso la tecnologia e la storia attraverso la pianificazione politica ha ancora bisogno di pregare? Quale sarebbe il senso di tale preghiera se non l’espressione di un desiderio destinato alla frustrazione o di una richiesta di aiuto alienante e pericolosamente tendente a una de-responsabilizzazione? Questi interrogativi, oggi ancor più pressanti in un’epoca di secolarizzazione, possono essere riassunti in una radicale alternativa: la persona che prega è più o meno persona? Il presente saggio vuole affrontare di petto questa domanda, partendo da una prospettiva antropologica e filosofica. L’uomo è un essere orante non per scelta, ma per natura: la sua preghiera non è frutto di un desiderio soggettivo, bensì è iscritta nel suo squilibrio ontologico che lo rende consapevole della sua finitezza e dei suoi limiti, ma al contempo lo informa delle sue aspirazioni. Questa tesi verrà argomentata a partire dalla preghiera di richiesta e da quella di ringraziamento, due tra le forme più comuni e significative di preghiera, già al centro delle critiche filosofiche. Lo spostamento di attenzione dalla preghiera intesa come oggetto all’atto orante colto nel suo dinamismo, permette di cogliere il nesso con altre dimensioni umane, quali la libertà, il tempo, la conoscenza e la relazionalità, così da rispondere alle domande tra le più spinose poste dalla filosofia moderna e oggi ormai entrate a far parte dei luoghi comuni: l’uomo che prega rinuncia alla sua libertà o la accresce? Dedicarsi alla preghiera è sacrificare il proprio tempo o dilatarlo a livello esistenziale? La preghiera è un rifugio nell’ignoranza o è capace di migliorare la  comprensione della realtà? Pregare è un rifugio nella propria individualità o comporta un’apertura all’alterità? Una riflessione sulla preghiera così intesa ha dunque una rilevanza non solo religiosa, perchè è una sfida con cui ogni persona deve seriamente confrontarsi. Se il dialogo con un Dio personale può essere presentato teologicamente come il livello più alto di preghiera, indugiare sulla dimensione antropologica è l’ineludibile premessa capace di fornire i criteri per un pregare autentico, lontano dalla superstizione e da uno spiritualismo dis-umano.
La tesi presentata nel saggio introduttivo verrà discussa criticamente e approfondita in una serie di interviste con i maggiori esperti in materia. Tra di essi filosofi, studiosi delle diverse religioni, giuristi, storici dell’arte, musicologi e critici cinematografici. Sarà l’occasione per ribadire la costanza del tema della preghiera nella storia del pensiero occidentale (ma non solo) e per saggiare quali strumenti siano oggi i più fruibili per affrontare il tema della preghiera tra quelli offerti dal pensiero dialogico, dalla filosofia analitica, dalla riflessione sul linguaggio e dalla filosofia della mente. La centralità della preghiera per ogni religione istituzionale, rivelata o meno, esige una comparazione con la tradizione cristiana, con quella islamica, con quella ebraica e con le principali religioni orientali, sia per le peculiarità di ciascuna, sia soprattutto per l’influenza che ognuna esercita nella formazione spirituale nell’epoca della globalizzazione e nella prassi con cui si promuove un determinato credo. La preghiera considerata come atto umano si palesa e addirittura si costituisce nella sua espressione. Da qui la serie di interviste volte a studiare i principali linguaggi in cui il pregare si realizza. Verranno prese in considerazione alcune tra le forme non verbali quali la musica, le arti figurative e il cinema in quanto risultano tra le più incisive nel nostro tempo e contemporaneamente arricchite da un riscontro interculturale.

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Prezzo di copertina 25,00 € - sconto del 20%
Codice ISBN: 9788889746172 | Pagine: 305 | Prezzo: 20,00 €
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